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CHE FINE HA FATTO BABY JANE?

Robert Aldrich • 1962 • 134m

8.5

Trama

Jane, ex bambina prodigio del vaudeville, è ossessionata dal passato e nutre un'affetto malato nei confronti della sorella Blanche, una celebre attrice degli anni '30 ora paralizzata a causa di un incidente

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a cura di Rita Grieco

Descrizione

Che fine ha fatto Baby Jane? diretto da Robert Aldrich, non si presenta solo come thriller psicologico ma si carica d'una RIFLESSIONE ESISTENZIALE sul degrado dell’essere umano, sull’ineluttabilità del tempo e sulla precarietà del successo. Il film, pervaso da un’atmosfera RAREFATTA e OPPRESSIVA, si inoltra nelle pieghe più oscure dell'animo egoista e analizza le dinamiche di potere, di dipendenza e rivalità che nascono non solo nel mondo dello spettacolo ma anche nell'intimità familiare. Come una tragedia greca trasportata nella modernità, la storia delle sorelle Hudson diventa metafora dell'eterna lotta contro la propria natura e i fantasmi del passato La REGIA di Aldrich, con precisione chirurgica, trasforma ogni angolo della casa in un riflesso del TORMENTO interiore che affligge le protagoniste; la FOTOGRAFIA in bianco e nero non è una scelta stilistica ma una NECESSITÀ NARRATIVA dove le ombre si allungano sui muri in ossimoro con la luce sferzante, che sottolinea il contrasto tra l’illusione passata e la cruda realtà presente. Le INQUADRATURE mostrano spesso primi piani ravvicinati per amplificare il senso di PRIGIONIA che permea il film: persino i silenzi e i rumori DOMESTICI diventano parte integrante della tensione dando l'idea di un microcosmo che si sgretola dall’interno La pellicola non si limita a raccontare una storia ma indaga il significato più profondo del DECLINO UMANO: la casa, con i suoi oggetti impolverati e le pareti scrostate, diventa un simbolo TANGIBILE della psiche fratturata delle sorelle. Ogni dettaglio è carico di un SIMBOLISMO oltremodo DISTURBANTE con alcune scene che rappresentano non solo l’assenza di empatia ma anche la banalità con cui la ferocia GELOSIA possa manifestarsi. Tutti gli elementi sembrano suggerire che il vero orrore non risiede negli atti estremi ed eclatanti ma nella lenta EROSIONE dell’umanità Monumentali sono le INTERPRETAZIONI di Bette Davis e Joan Crawford che incarnano gli ARCHETIPI UNIVERSALI dell’oppressore e dell’oppresso, la luce e l’ombra, la realtà e l’illusione. Sembra inoltre che ci fosse una celebre rivalità tra le due, portando la Davis a rendere deliberatamente alcune scene più difficili per Crawford e fomentando una DINAMICA TOSSICA che rispecchiava fedelmente il rapporto tra i loro personaggi. Baby Jane, con il suo trucco GROTTESCO e il comportamento infantile, rappresenta l’ossessione convulsa per un passato irrecuperabile; Blanche, più misurata e introspettiva, incarna la dignità spezzata dal destino. La rivalità tra le due sorelle non è solo il MOTORE della trama ma una incarnazione filosofica del dualismo umano: il desiderio di prevaricazione che innesca una distruzione RECIPROCA e inevitabile È più di un film, è una MEDITAZIONE FILOSOFICA sull’identità e sul peso del passato che solleva domande universali: cosa resta di un individuo quando il successo svanisce? Fino a che punto il risentimento e il rimpianto possono distruggere l’essenza di una persona? Aldrich non offre risposte ma invita a guardare nell’abisso più oscuro dell’animo umano dove il confine tra vittima e carnefice si dissolve

Consiglio

Le protagoniste, Bette Davis e Joan Crawford, erano rivali storiche nella vita vera, e questo odio autentico traspare sullo schermo. È parte della potenza del film